La Slider turtle americana, che noi chiamiamo tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans), è una graziosa tartarughina acquatica che sta tracimando dagli acquari casalinghi di tutto il mondo verso stagni, laghi e fiumi, mettendo in pericolo le specie autoctone, uno dei punti caldi della sua invasione è proprio l'Italia. Ora su PlosOne, Dennis Rödder, Michael Veith e Stefan Lötters, del dipartimento di biogeografia dell'università di Trier, e Sebastian Schmidtlein, del dipartimento di geografia dell'università di Bonn, in Germania, spiegano nello studio "Alien Invasive Slider Turtle in Unpredicted Habitat: A Matter of Niche Shift or of Predictors Studied?" come fare a prevedere l'espansione dell'invasione di questo e di altri ingombranti alieni.
I ricercatori tedeschi spiegano che «Gli Species distribution models (SDMs) hanno per obiettivo la caratterizzazione della nicchia ecologica delle specie e di progettarla all'interno di uno spazio geografico. Il risultato è una mappa della distribuzione potenziale delle specie che è, per esempio, molto utile per prevedere la capacità delle specie aliene invasive. Per quanto riguarda le specie esotiche invasive, recentemente diversi autori hanno osservato una discrepanza tra le distribuzioni potenziale di specie native ed invasive derivante da SDMs e, come spiegazione, hanno suggerito uno spostamento della nicchia ecologica durante l'invasione biologica. Abbiamo studiato la fisiologicamente ben nota tartaruga Slider del Nord America, che oggi è ampiamente diffusa su tutto il globo ed abbiamo affrontato la questione dello spostamento della nicchia ecologica opposta alla scelta dei predittori ecologici utilizzati per la realizzazione del modello, cioè derivando gli SDMs dall'utilizzo di più "sets of climatic predictor"».
In un SDM i predittori sono stati utilizzati per capire I limiti fisiologici della tartaruga dalle orecchie rosse che si é rivelata essere la "specie bersaglio" che rappresenta al meglio in tutto il mondo la distribuzione potenziale di una specie aliena-invasiva.
I ricercatori scrivono su PlosOne che «Questi risultati suggeriscono che la comprensione dell'orientamento di una storia naturale è cruciale per lo sviluppo di modelli statistici di nicchie ecologiche (come gli SDM), mentre set di predittori ecologici "global" o "standard" possono avere solo un uso limitato».
Ci sono molti esempi recenti di applicazione degli SDMs per identificare le aree che sono più adatte per l'espansione di alcune specie esotiche invasive, soprattutto per quel che riguarda "l'idoneità climatica" o i possibili sviluppi climatici che potrebbero favorire gli invasori.
«In questi studi - spiegano i ricercatori su PlosOne - lo sviluppo climatico veniva inteso come una parte di una specie di "nicchia fondamentale", che è l'insieme delle condizioni abiotiche e biotiche sulla base delle quali può persistere. La porzione di "nicchia fondamentale" sfruttata da una specie è spesso limitata dalle interazioni con altre specie (ad esempio, concorrenza, predazione), nonché dall'accessibilità del territorio (ad esempio attraverso la presenza/assenza di barriere fisiche). E' noto che nicchie fondamentali sono soggette ad evoluzione. In una recente ricerca, è stato dimostrato che, indipendentemente dal gruppo tassonomico, la "nicchia fondamentale" può rimanere stabile per decine di migliaia di anni, o che può avere un cambiamento sostanziale nel giro di solo poche generazioni. Tuttavia, vi è ancora una considerevole mancanza di conoscenze riguardo ai processi di attivazione dei "turni di nicchia"».
L'impatto delle specie aliene sugli habitat è crescente ed alcune di loro possono fornire preziose notizie sui processi ecologici ed evolutivi. Studi recenti hanno affrontato il problema della rapida "turnazione" nelle nicchie ecologioche durante i processi di invasione. Utilizzando gli SDMs, si è constatato che lo sviluppo climatico della Centaurea maculosa nel suo areale originario (Nord America occidentale) è diverso da quello nel suo areale di invasione in Europa. Il discorso vale anche le formiche del fuoco (Solenopis Invicta) che hanno invaso il Nord America dal loro areale sudamericano. Queste osservazioni potrebbero rappresentare una svolta fondamentale nella comprensione dell'occupazione delle nicchie ecologiche da parte di specie prima assenti. «Il "new climate envelope" - spiegano gli scienziati tedeschi - potrebbe molto probabilmente rappresentare semplicemente un migliore sfruttamento delle nicchie fondamentali esistenti. Al meglio delle nostre conoscenze, le informazioni sui limiti fisiologici di Centaurea maculosa e Solenopis Invicta sono scarse. Quindi, non si può escludere che i predittori climatici scelti nei precedenti approcci menzionati non limitino fisiologicamente i confini dell'areale originario di queste specie».
Quindi le "nicchie" fondamentali esistenti potrebbero essere disponibili molto di più di quel che si pensi ad accogliere specie aliene, che si stanno rivelando molto più adattabili del previsto ai cambiamenti climatici ed all'interazione con l'uomo, anche in areali che non si pensavano fino ad ora adatti. (fonte GreenReport.it - 25 novembre 2009)
Inoltre due nidi di tartarughe caretta caretta si sono schiusi lungo le coste calabresi e siciliane. In Calabria, secondo quanto riferisce una nota dell'ufficio stampa del Cts, ''mamma tartaruga e' riuscita a nidificare sulla spiaggia di Pantano Grande, a nord di Brancaleone (Reggio Calabria): 100 uova circa da cui, la scorsa notte, sono nati 46 tartarughini che hanno gia' preso la via del mare''. ''Lieto evento - prosegue il comunicato - anche a Linosa (Agrigento), sulla spiaggia di Pozzolana di Ponente. Mamma tartaruga, che aveva gia' scelto Linosa nel 2006, ha deposto quest'anno due nidi. Il primo il 30 giugno, da cui sono nati 75 piccoli, ed il secondo il 14 luglio che ha dato alla luce in questi giorni finora 62 tartarughini''. ''Questo straordinario evento - commenta Stefano Di Marco, vice presidente nazionale del Cts - dimostra che il lavoro svolto negli ultimi anni per proteggere e conservare i siti di nidificazione ha ottenuto ottimi risultati''. (fonte ANSA - 2 settembre 2008)
Oltre 280 specie animali, oltre 1.500 animali e 400.000 mq di verde
Nel Parco Faunistico (nella località tra Bussolengo e Pastrengo, in provincia di Verona) sono ospitati esemplari rari e poco conosciuti, in collaborazione con importanti associazioni europee.
Il Parco Natura Viva si occupa delle specie minacciate in via di estinzione. La passeggiata tra querceti e piante secolari è allietata dalla presenza di numerose specie selvatiche, che qui trovano il loro habitat ideale, tra cui, come appassionati di tartarughe, ecco qui in fotografia quella delle Isole Seychelles (foto a destra) e numerose Emys Orbicularis (testuggine palustre europea, foto in alto). 22 agosto 2008
E' terminata con una schiusa da record la nidificazione delle tartarughe "caretta caretta" sulla spiaggia di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, in Calabria. Le nascite, monitorate dagli esperti dell'Università della Calabria nell'ambito del progetto "Tarta Care" promosso dal ministero dell'Ambiente, hanno sfiorato il 90% a fronte delle 151 uova deposte sulla spiaggia del comune del catanzarese. La spiaggia di Sant'Andrea si è confermata così come uno dei luoghi d'elezione per la nidificazione della tartaruga marina.
Quasi l'80% delle deposizioni di uova della specie "caretta caretta", come confermano gli studi del progetto "Tarta care" avviato nel 2000 sotto la direzione del prof. Antonio Mingozzi del Dipartimento di ecologia dell'Università della Calabria, avvengono sulla costa ionica della Calabria.
I gusci e le uova non fecondate - spiegano i ricercatori impegnati nel progetto - verranno inviati all'Università Tor Vergata di Roma per l'analisi del Dna. (fonte Ansa - 25/08/08)
Il 2007 fu un anno record per la schiusa delle tartarughe marine Caretta caretta in Italia, che tornarono anche a nidificare in spiagge nelle quali si era persa la loro memoria, contendendo spazio ai turisti. Il 2008 sembra non andare così bene per la nidificazione di questi ormai rari rettili marini, inseriti nella lista rossa dell´Iucn fin dal 1975. La Calabria comunque pare la favorita dalle tartarughe marine, con il tratto della costa ionica tra Capo dell´Armi e Capo Bruzzano che ospita il maggior numero di nidi di Caretta caretta in Italia e negli ultimi 5 anni: 60 nidi su 86, il 70%.
Nidi preziosi monitorati e difesi da università di Calabria e Wwf, e proprio a Galati, in provincia di Reggio Calabria, è avvenuta la prima schiusa di tartaruga marina Caretta caretta e più di 60 piccoli hanno preso il mare. Altri nidi seguiranno a breve, fino a settembre. «Ora che si è conclusa la stagione delle deposizioni è possibile tracciare un primo bilancio dell´annata 2008 - dicono al Wwf - Purtroppo non ci sono buone notizie, il quadro che emerge dai dati raccolti dall´università di Calabria desta qualche preoccupazione per il fatto che la stagione riproduttiva 2008 è al di sotto delle previsioni con un numero di nidi finora individuati inferiore a quello dell´anno scorso». (fonte GreenReport - 11 agosto 2008)
Secondo Paolo Casale, responsabile del progetto tartarughe marine del Wwf, «Tra le cause di declino più importanti, - c´è sicuramente l´elevata mortalità di tartarughe marine negli attrezzi da pesca, riscontrata anche nel settore costiero calabrese interessato dal fenomeno della nidificazione. In Italia si stima che molte migliaia di tartarughe, più di 10.000, vengano catturate accidentalmente ogni anno dagli attrezzi da pesca e una parte rilevante di queste non sopravvive. Per questo motivo, il Wwf ha lanciato una campagna di informazione dei pescatori in Calabria, Sicilia e Puglia, dove si riscontra un elevato numero di catture. L´impatto della pesca infatti rappresenta la minaccia più grave per la sopravvivenza delle popolazioni di tartarughe e può essere mitigato grazie alla sensibilità dei pescatori nell´utilizzare, quando catturano accidentalmente una tartaruga, procedure e accorgimenti come quelli suggeriti dal Wwf. Quest´anno stiamo distribuendo ai pescatori siciliani, pugliesi e calabresi magliette con su disegnate semplici istruzioni per salvare le tartarughe che accidentalmente abboccano ai loro ami o finiscono nelle reti».
SAN SOSTENE (CATANZARO) - E' avvenuto in Calabria il primo ritrovamento della stagione in Italia di un nido di tartarughe Caretta Caretta. A riferirlo è il Wwf. L'evento, che risale allo scorso 14 giugno, è stato notato sul lungomare di San Sostene da un residente del luogo che ha informato la Guardia costiera e il Wwf Calabria.
E' stata l'associazione ambientalista ad informare successivamente i ricercatori del Dipartimento di Ecologia dell'Università della Calabria impegnati da anni in un progetto di ricerca e conservazione dei siti italiani di nidificazione della tartaruga. I ricercatori, in accordo con la Guardia costiera e il Wwf, hanno deciso di rimuovere i nidi per posizionarli in un luogo più tranquillo in attesa della schiusa che si verificherà tra i 45 e i 70 giorni dopo la deposizione.
La Calabria è la regione dove in percentuale si verifica il maggior numero, 70%, di deposizioni della specie Caretta Caretta. (fonte ANSA - 21 giugno 2008)
Uccia, Frigole e Clio tornano in mare!! (20 aprile 2008)
In data odierna, in località Frascone (marina di Nardò), sono state reinserite in habitat naturale tre tartarughe marine appartenenti alla specie Caretta caretta. Si tratta degli animali ribattezzati, nei mesi scorsi, con i nomi di Clio, Uccia e Frigole.
La tartaruga Caretta caretta è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo. La specie è fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane. Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Caretta_caretta A causa dei cambiamenti climatici le caretta-caretta non migrano più.<!-- fine OCCHIELLO --><!-- inizio TITOLO -->
Tartarughe in difficoltà per il troppo caldo quattro soccorse nelle acque della Liguria<!-- fine TITOLO -->
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<!-- inizio TESTO -->Genova - Le hanno avvistate in punti diversi della costa ligure. Se ne stavano a pelo d'acqua, apparentemente in difficoltà, come smarrite. Le tartarughe caretta-caretta soccorse nelle acque liguri - ben quattro esemplari in cinque giorni - adesso sono all'Acquario di Genova dove saranno sottoposte a cure specialistiche. Tutta colpa dei mutamenti climatici, del caldo eccessivo che "blocca" la migrazione delle testuggini.
E' da mercoledì scorso, in effetti, che giungono segnalazioni di pescatori e diportisti da punti diversi della costa, da Pegli, da Savona e da Genova. L'ultima tartaruga è stata recuperata dai marinai della Capitaneria di Porto nelle acque al largo di Capo Nero, sembrava in grave difficoltà e nell'impossibilità di nuotare.
Se si guarda agli ultimi mesi i numeri sono preoccupanti. Da febbraio a oggi sono circa una dozzina, quasi tutte femmine, le testuggini recuperate nel Mar Ligure, molte appartengono alla specie 'caretta-caretta'. Di queste, tre sono state ritrovate già morte mentre le altre nove sono state portate all'Acquario di Genova. Qui vengono nutrite e curate, ma anche analizzate perché gli erpetologi stanno cercando di capire le ragioni e le conseguenze di questo fenomeno. "Si tratta di una situazione assolutamente anomala - spiegano all'Acquario - soprattutto se si considera che nella stagione invernale il numero delle tartarughe segnalate nei nostri mari è praticamente nullo".
Gli esperti ritengono che la causa sia da ricercare nei cambiamenti climatici e nel generale riscaldamento del mare. "Mediamente - racconta Fabio Mattioli, erpetologo - la temperatura dell'acqua nella stagione invernale si aggira attorno ai 12/13 gradi; negli ultimi due mesi non è invece mai scesa sotto i 19 gradi. Ciò comporta evidentemente un cambiamento nelle abitudini migratorie dei chelonidi che in passato si spostavano nel sud Mediterraneo all'inizio dell'inverno e tornavano al nord a giugno. Ora hanno forse scelto di anticipare i tempi oppure di non spostarsi affatto". Il numero delle segnalazioni è tanto più rilevante se si considera che in questo periodo dell'anno le barche dei diportisti che solcano il mare non sono molte: che siano in tanti ad aver avvistato le tartarughe rende il dato ancora più significativo. Per il momento non è ancora stato possibile verificare se l'anomalia termica di questo mancato inverno abbia causato problemi alla salute della tartarughe, che hanno l'aria di stare bene. "Mancano analisi scientifiche e dati statistici - precisa Mattioli - ma possiamo ipotizzare conseguenze di tipo biologico. La loro salute non sembra essere in pericolo, ma i ritmi della loro vita potrebbero cambiare". (fonte Repubblica.it - <!-- inizio DATA -->23 aprile 2007<!-- fine DATA -->)
Per difendere le tartarughe dell´oceano serve anche Gooogle Maps
Le tartarughe marine sono preistoriche viaggiatrici di oceani, che tornano dopo decenni a nidificare sulla stessa spiaggia dove sono nate, animali antichi e pazienti che non pensavano di dover fare i conti con le reti e la voracità degli uomini che mangiano le loro uova e la loro carne.
Ma forse questi rettili marini hanno trovato un prezioso alleato: 30 Paesi sono riuniti a a Bali, in Indonesia, per aggiornare e rafforzare un accordo regionale per l´oceano Pacifico e quello Indiano per la protezione delle tartarughe marine che fornisce dati e indirizzi per affrontare i problemi di rarefazione ed estinzione di questi animali.
Tra i nuovi strumenti per lo scambio di dati sulle tartarughe marine e per il loro monitoraggio verrà introdotto anche il data base "Iosea online reporting facility" che fornisce informazioni su 700 siti di nidificazione dell´oceano Indiano e del Sud-Est asiatico. Gli utenti del sito possono interrogare il sistema per ottenere informazioni su dovesi trovi una determinata specie di tartarughe, cosa ne minacci la sopravvivenza, le misure di attenuazione dei rischi e le attività di ricerca in corso. Tutte le informazioni possono essere localizzate ad alta risoluzione su immagini satellitari disponibili su Google Maps.
Nell´area, alcuni Paesi sono già molto avanti con le politiche di conservazione: l´Australia ha già investito molti milioni di dollari per programmi che portino le comunità costiere ad avere un diverso approccio verso le tartarughe e per risolvere il problema delle reti fantasma. L´Indonesia ha in corso ricerche per individuare le interazioni tra industria della pesca e tartarughe per sviluppare adeguate misure di attenuazione di questo impatto. Le Seychelles hanno messo in campo un approccio innovativo che coinvolge i privati nella protezione e conservazione delle tartarughe. In otto Paesi sono già in corso programmi nazionali per la conservazione delle tartarughe, mentre altri 10 stanno preparando piani nazionali. Australia, Oman, Seychelles e Sud Africa tengono ormai da decenni sotto controllo le popolazioni di tartarughe che frequentano le loro coste e in molti Paesi i programmi di salvaguardia sono in atto da diversi anni.
L´overall report card for the region´s marine turtles è fatto di chiaroscuri. In Sudafrica la nidificazione di tartarughe Caretta caretta è notevolmente aumentata: i nidi negli ultimi 40 anni sono passati da 250 a 1.750, invece la popolazione di queste tartarughe è in forte declino sulle coste orientali australiane ed in Madagascar.
Le tartarughe verdi sono ancora abbondanti nel suiltanato dell´Oman, ma in Indonesi e Filippine rischiano di scomparire a causa della predazione delle uova e del fiorente bracconaggio che rifornisce il mercato della carne e anche ristoranti occidentali. La tartaruga di Kemp, che nidificano a migliaia in India, sono in forte declino ed in Thailandia sono pericolosamente vicine all´estinzione, tanto di essere ormai calate al 5% degli individui delle popolazioni originarie.
La minaccia maggiore per le tartarughe del Pacifico e dell´oceano Indiano è la predazione naturale, seguita dalla pesca costiera, considerate pericoli da "moderata a forte" intensità in circa il 35% dei siti presi in esame in 18 Paesi. La raccolta delle uova viene identificata come "minaccia grave" nel 20% dei siti di 14 Paesi e il consumo tradizionale di uova e carne di tartaruga è ancora la normalità in tre quarti degli Stati firmatari dell´accordo.
Le reti da strascico per la cattura di gamberi sono state segnalate come un grave problema, ma meno di un terzo dei Paesi firmatari ha strumenti legislativi e di prevenzione/repressione per affrontare questo problema. Intanto viene segnalato un aumento della pesca illegale, con utilizzo di esplosivi e veleni.
Anche attività legali come il turismo contribuiscono a mettere a rischio la sopravvivenza delle tartarughe marine. Secondo Frazier, a capo del programme´s advisory committee: "Anche lo sviluppo costiero, tra le conseguenze negative del turismo, è sotto esame. In particolare le strutture turistiche, il cui sviluppo è stato molto veloce nella regione dell´oceano Indiano. Le possibilità di impatti negativi sulle spiagge di nidificazione, così come sulla possibilità di trovare aree di riposo costiere per le tartarughe, sono aumentate e continuano ad aumentare, in modo drammatico». (fonte GreenReport - 21 agosto 2008)
commenti
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La tartaruga dalle orecchie rosse rivela specie aliene-invasive
I ricercatori tedeschi spiegano che «Gli Species distribution models (SDMs) hanno per obiettivo la caratterizzazione della nicchia ecologica delle specie e di progettarla all'interno di uno spazio geografico. Il risultato è una mappa della distribuzione potenziale delle specie che è, per esempio, molto utile per prevedere la capacità delle specie aliene invasive. Per quanto riguarda le specie esotiche invasive, recentemente diversi autori hanno osservato una discrepanza tra le distribuzioni potenziale di specie native ed invasive derivante da SDMs e, come spiegazione, hanno suggerito uno spostamento della nicchia ecologica durante l'invasione biologica. Abbiamo studiato la fisiologicamente ben nota tartaruga Slider del Nord America, che oggi è ampiamente diffusa su tutto il globo ed abbiamo affrontato la questione dello spostamento della nicchia ecologica opposta alla scelta dei predittori ecologici utilizzati per la realizzazione del modello, cioè derivando gli SDMs dall'utilizzo di più "sets of climatic predictor"».
In un SDM i predittori sono stati utilizzati per capire I limiti fisiologici della tartaruga dalle orecchie rosse che si é rivelata essere la "specie bersaglio" che rappresenta al meglio in tutto il mondo la distribuzione potenziale di una specie aliena-invasiva.
I ricercatori scrivono su PlosOne che «Questi risultati suggeriscono che la comprensione dell'orientamento di una storia naturale è cruciale per lo sviluppo di modelli statistici di nicchie ecologiche (come gli SDM), mentre set di predittori ecologici "global" o "standard" possono avere solo un uso limitato».
Ci sono molti esempi recenti di applicazione degli SDMs per identificare le aree che sono più adatte per l'espansione di alcune specie esotiche invasive, soprattutto per quel che riguarda "l'idoneità climatica" o i possibili sviluppi climatici che potrebbero favorire gli invasori.
«In questi studi - spiegano i ricercatori su PlosOne - lo sviluppo climatico veniva inteso come una parte di una specie di "nicchia fondamentale", che è l'insieme delle condizioni abiotiche e biotiche sulla base delle quali può persistere. La porzione di "nicchia fondamentale" sfruttata da una specie è spesso limitata dalle interazioni con altre specie (ad esempio, concorrenza, predazione), nonché dall'accessibilità del territorio (ad esempio attraverso la presenza/assenza di barriere fisiche). E' noto che nicchie fondamentali sono soggette ad evoluzione. In una recente ricerca, è stato dimostrato che, indipendentemente dal gruppo tassonomico, la "nicchia fondamentale" può rimanere stabile per decine di migliaia di anni, o che può avere un cambiamento sostanziale nel giro di solo poche generazioni. Tuttavia, vi è ancora una considerevole mancanza di conoscenze riguardo ai processi di attivazione dei "turni di nicchia"».
L'impatto delle specie aliene sugli habitat è crescente ed alcune di loro possono fornire preziose notizie sui processi ecologici ed evolutivi. Studi recenti hanno affrontato il problema della rapida "turnazione" nelle nicchie ecologioche durante i processi di invasione. Utilizzando gli SDMs, si è constatato che lo sviluppo climatico della Centaurea maculosa nel suo areale originario (Nord America occidentale) è diverso da quello nel suo areale di invasione in Europa. Il discorso vale anche le formiche del fuoco (Solenopis Invicta) che hanno invaso il Nord America dal loro areale sudamericano. Queste osservazioni potrebbero rappresentare una svolta fondamentale nella comprensione dell'occupazione delle nicchie ecologiche da parte di specie prima assenti. «Il "new climate envelope" - spiegano gli scienziati tedeschi - potrebbe molto probabilmente rappresentare semplicemente un migliore sfruttamento delle nicchie fondamentali esistenti. Al meglio delle nostre conoscenze, le informazioni sui limiti fisiologici di Centaurea maculosa e Solenopis Invicta sono scarse. Quindi, non si può escludere che i predittori climatici scelti nei precedenti approcci menzionati non limitino fisiologicamente i confini dell'areale originario di queste specie».
Quindi le "nicchie" fondamentali esistenti potrebbero essere disponibili molto di più di quel che si pensi ad accogliere specie aliene, che si stanno rivelando molto più adattabili del previsto ai cambiamenti climatici ed all'interazione con l'uomo, anche in areali che non si pensavano fino ad ora adatti. (fonte GreenReport.it - 25 novembre 2009)
Isola di Meedhupparu - Atollo di Raa - Maldive
splendide immagini mentre mangiano e giocano con una grande manta (31 luglio 2009)
In giro in bicicletta per Le Digue (Isola delle Seychelles)
Tartarughe alle Isole Seychelles
fotografie 5/13 dicembre 2008
Kélonia: l'osservatorio delle tartarughe marine (La Réunion)
http://www.kelonia.org
Su una spiaggia messicana 400.000 tartarughe
Su una spiaggia messicana 400.000 tartarughe
Ansalive: http://play.ansa.it:8080/ramgen/30secondi/x200809021727.rm&dt
Inoltre due nidi di tartarughe caretta caretta si sono schiusi lungo le coste calabresi e siciliane. In Calabria, secondo quanto riferisce una nota dell'ufficio stampa del Cts, ''mamma tartaruga e' riuscita a nidificare sulla spiaggia di Pantano Grande, a nord di Brancaleone (Reggio Calabria): 100 uova circa da cui, la scorsa notte, sono nati 46 tartarughini che hanno gia' preso la via del mare''. ''Lieto evento - prosegue il comunicato - anche a Linosa (Agrigento), sulla spiaggia di Pozzolana di Ponente. Mamma tartaruga, che aveva gia' scelto Linosa nel 2006, ha deposto quest'anno due nidi. Il primo il 30 giugno, da cui sono nati 75 piccoli, ed il secondo il 14 luglio che ha dato alla luce in questi giorni finora 62 tartarughini''. ''Questo straordinario evento - commenta Stefano Di Marco, vice presidente nazionale del Cts - dimostra che il lavoro svolto negli ultimi anni per proteggere e conservare i siti di nidificazione ha ottenuto ottimi risultati''. (fonte ANSA - 2 settembre 2008)
Adotta una tartaruga: www.tartanet.it
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Centro Tutela Specie Minacciate - Parco Natura Viva
Oltre 280 specie animali, oltre 1.500 animali e 400.000 mq di verde
Nel Parco Faunistico (nella località tra Bussolengo e Pastrengo, in provincia di Verona) sono ospitati esemplari rari e poco conosciuti, in collaborazione con importanti associazioni europee.
Il Parco Natura Viva si occupa delle specie minacciate in via di estinzione. La passeggiata tra querceti e piante secolari è allietata dalla presenza di numerose specie selvatiche, che qui trovano il loro habitat ideale, tra cui, come appassionati di tartarughe, ecco qui in fotografia quella delle Isole Seychelles (foto a destra) e numerose Emys Orbicularis (testuggine palustre europea, foto in alto). 22 agosto 2008
Schiusa record su spiaggia calabrese di caretta-caretta
E' terminata con una schiusa da record la nidificazione delle tartarughe "caretta caretta" sulla spiaggia di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, in Calabria. Le nascite, monitorate dagli esperti dell'Università della Calabria nell'ambito del progetto "Tarta Care" promosso dal ministero dell'Ambiente, hanno sfiorato il 90% a fronte delle 151 uova deposte sulla spiaggia del comune del catanzarese. La spiaggia di Sant'Andrea si è confermata così come uno dei luoghi d'elezione per la nidificazione della tartaruga marina.
Quasi l'80% delle deposizioni di uova della specie "caretta caretta", come confermano gli studi del progetto "Tarta care" avviato nel 2000 sotto la direzione del prof. Antonio Mingozzi del Dipartimento di ecologia dell'Università della Calabria, avvengono sulla costa ionica della Calabria.
I gusci e le uova non fecondate - spiegano i ricercatori impegnati nel progetto - verranno inviati all'Università Tor Vergata di Roma per l'analisi del Dna. (fonte Ansa - 25/08/08)
Video su Ansa-Live: 30secondi/italia/2008-08-26_126243020
Nascono le prime tartarughine marine del 2008
Nidi preziosi monitorati e difesi da università di Calabria e Wwf, e proprio a Galati, in provincia di Reggio Calabria, è avvenuta la prima schiusa di tartaruga marina Caretta caretta e più di 60 piccoli hanno preso il mare. Altri nidi seguiranno a breve, fino a settembre. «Ora che si è conclusa la stagione delle deposizioni è possibile tracciare un primo bilancio dell´annata 2008 - dicono al Wwf - Purtroppo non ci sono buone notizie, il quadro che emerge dai dati raccolti dall´università di Calabria desta qualche preoccupazione per il fatto che la stagione riproduttiva 2008 è al di sotto delle previsioni con un numero di nidi finora individuati inferiore a quello dell´anno scorso». (fonte GreenReport - 11 agosto 2008)
Secondo Paolo Casale, responsabile del progetto tartarughe marine del Wwf, «Tra le cause di declino più importanti, - c´è sicuramente l´elevata mortalità di tartarughe marine negli attrezzi da pesca, riscontrata anche nel settore costiero calabrese interessato dal fenomeno della nidificazione. In Italia si stima che molte migliaia di tartarughe, più di 10.000, vengano catturate accidentalmente ogni anno dagli attrezzi da pesca e una parte rilevante di queste non sopravvive. Per questo motivo, il Wwf ha lanciato una campagna di informazione dei pescatori in Calabria, Sicilia e Puglia, dove si riscontra un elevato numero di catture. L´impatto della pesca infatti rappresenta la minaccia più grave per la sopravvivenza delle popolazioni di tartarughe e può essere mitigato grazie alla sensibilità dei pescatori nell´utilizzare, quando catturano accidentalmente una tartaruga, procedure e accorgimenti come quelli suggeriti dal Wwf. Quest´anno stiamo distribuendo ai pescatori siciliani, pugliesi e calabresi magliette con su disegnate semplici istruzioni per salvare le tartarughe che accidentalmente abboccano ai loro ami o finiscono nelle reti».
IN CALABRIA PRIMO NIDO TARTARUGA CARETTA
E' stata l'associazione ambientalista ad informare successivamente i ricercatori del Dipartimento di Ecologia dell'Università della Calabria impegnati da anni in un progetto di ricerca e conservazione dei siti italiani di nidificazione della tartaruga. I ricercatori, in accordo con la Guardia costiera e il Wwf, hanno deciso di rimuovere i nidi per posizionarli in un luogo più tranquillo in attesa della schiusa che si verificherà tra i 45 e i 70 giorni dopo la deposizione.
La Calabria è la regione dove in percentuale si verifica il maggior numero, 70%, di deposizioni della specie Caretta Caretta. (fonte ANSA - 21 giugno 2008)
Uccia, Frigole e Clio tornano in mare!! (20 aprile 2008)
In galleria le foto dell'evento: http://www.museocalimera.it/photo.asp
(fonte Museo Calimera - Lecce)
La tartaruga Caretta caretta è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo. La specie è fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane. Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Caretta_caretta A causa dei cambiamenti climatici le caretta-caretta non migrano più.<!-- fine OCCHIELLO --><!-- inizio TITOLO -->
Tartarughe in difficoltà per il troppo caldo quattro soccorse nelle acque della Liguria<!-- fine TITOLO -->
<!-- inizio FOTO1 -->
<!-- inizio TESTO -->Genova - Le hanno avvistate in punti diversi della costa ligure. Se ne stavano a pelo d'acqua, apparentemente in difficoltà, come smarrite. Le tartarughe caretta-caretta soccorse nelle acque liguri - ben quattro esemplari in cinque giorni - adesso sono all'Acquario di Genova dove saranno sottoposte a cure specialistiche. Tutta colpa dei mutamenti climatici, del caldo eccessivo che "blocca" la migrazione delle testuggini.
E' da mercoledì scorso, in effetti, che giungono segnalazioni di pescatori e diportisti da punti diversi della costa, da Pegli, da Savona e da Genova. L'ultima tartaruga è stata recuperata dai marinai della Capitaneria di Porto nelle acque al largo di Capo Nero, sembrava in grave difficoltà e nell'impossibilità di nuotare.
Se si guarda agli ultimi mesi i numeri sono preoccupanti. Da febbraio a oggi sono circa una dozzina, quasi tutte femmine, le testuggini recuperate nel Mar Ligure, molte appartengono alla specie 'caretta-caretta'. Di queste, tre sono state ritrovate già morte mentre le altre nove sono state portate all'Acquario di Genova. Qui vengono nutrite e curate, ma anche analizzate perché gli erpetologi stanno cercando di capire le ragioni e le conseguenze di questo fenomeno. "Si tratta di una situazione assolutamente anomala - spiegano all'Acquario - soprattutto se si considera che nella stagione invernale il numero delle tartarughe segnalate nei nostri mari è praticamente nullo".
Gli esperti ritengono che la causa sia da ricercare nei cambiamenti climatici e nel generale riscaldamento del mare. "Mediamente - racconta Fabio Mattioli, erpetologo - la temperatura dell'acqua nella stagione invernale si aggira attorno ai 12/13 gradi; negli ultimi due mesi non è invece mai scesa sotto i 19 gradi. Ciò comporta evidentemente un cambiamento nelle abitudini migratorie dei chelonidi che in passato si spostavano nel sud Mediterraneo all'inizio dell'inverno e tornavano al nord a giugno. Ora hanno forse scelto di anticipare i tempi oppure di non spostarsi affatto". Il numero delle segnalazioni è tanto più rilevante se si considera che in questo periodo dell'anno le barche dei diportisti che solcano il mare non sono molte: che siano in tanti ad aver avvistato le tartarughe rende il dato ancora più significativo. Per il momento non è ancora stato possibile verificare se l'anomalia termica di questo mancato inverno abbia causato problemi alla salute della tartarughe, che hanno l'aria di stare bene. "Mancano analisi scientifiche e dati statistici - precisa Mattioli - ma possiamo ipotizzare conseguenze di tipo biologico. La loro salute non sembra essere in pericolo, ma i ritmi della loro vita potrebbero cambiare". (fonte Repubblica.it - <!-- inizio DATA -->23 aprile 2007<!-- fine DATA -->)
Per difendere le tartarughe dell´oceano serve anche Gooogle Maps
Ma forse questi rettili marini hanno trovato un prezioso alleato: 30 Paesi sono riuniti a a Bali, in Indonesia, per aggiornare e rafforzare un accordo regionale per l´oceano Pacifico e quello Indiano per la protezione delle tartarughe marine che fornisce dati e indirizzi per affrontare i problemi di rarefazione ed estinzione di questi animali.
Tra i nuovi strumenti per lo scambio di dati sulle tartarughe marine e per il loro monitoraggio verrà introdotto anche il data base "Iosea online reporting facility" che fornisce informazioni su 700 siti di nidificazione dell´oceano Indiano e del Sud-Est asiatico. Gli utenti del sito possono interrogare il sistema per ottenere informazioni su dovesi trovi una determinata specie di tartarughe, cosa ne minacci la sopravvivenza, le misure di attenuazione dei rischi e le attività di ricerca in corso. Tutte le informazioni possono essere localizzate ad alta risoluzione su immagini satellitari disponibili su Google Maps.
Nell´area, alcuni Paesi sono già molto avanti con le politiche di conservazione: l´Australia ha già investito molti milioni di dollari per programmi che portino le comunità costiere ad avere un diverso approccio verso le tartarughe e per risolvere il problema delle reti fantasma. L´Indonesia ha in corso ricerche per individuare le interazioni tra industria della pesca e tartarughe per sviluppare adeguate misure di attenuazione di questo impatto. Le Seychelles hanno messo in campo un approccio innovativo che coinvolge i privati nella protezione e conservazione delle tartarughe. In otto Paesi sono già in corso programmi nazionali per la conservazione delle tartarughe, mentre altri 10 stanno preparando piani nazionali. Australia, Oman, Seychelles e Sud Africa tengono ormai da decenni sotto controllo le popolazioni di tartarughe che frequentano le loro coste e in molti Paesi i programmi di salvaguardia sono in atto da diversi anni.
L´overall report card for the region´s marine turtles è fatto di chiaroscuri. In Sudafrica la nidificazione di tartarughe Caretta caretta è notevolmente aumentata: i nidi negli ultimi 40 anni sono passati da 250 a 1.750, invece la popolazione di queste tartarughe è in forte declino sulle coste orientali australiane ed in Madagascar.
Le tartarughe verdi sono ancora abbondanti nel suiltanato dell´Oman, ma in Indonesi e Filippine rischiano di scomparire a causa della predazione delle uova e del fiorente bracconaggio che rifornisce il mercato della carne e anche ristoranti occidentali. La tartaruga di Kemp, che nidificano a migliaia in India, sono in forte declino ed in Thailandia sono pericolosamente vicine all´estinzione, tanto di essere ormai calate al 5% degli individui delle popolazioni originarie.
La minaccia maggiore per le tartarughe del Pacifico e dell´oceano Indiano è la predazione naturale, seguita dalla pesca costiera, considerate pericoli da "moderata a forte" intensità in circa il 35% dei siti presi in esame in 18 Paesi. La raccolta delle uova viene identificata come "minaccia grave" nel 20% dei siti di 14 Paesi e il consumo tradizionale di uova e carne di tartaruga è ancora la normalità in tre quarti degli Stati firmatari dell´accordo.
Le reti da strascico per la cattura di gamberi sono state segnalate come un grave problema, ma meno di un terzo dei Paesi firmatari ha strumenti legislativi e di prevenzione/repressione per affrontare questo problema. Intanto viene segnalato un aumento della pesca illegale, con utilizzo di esplosivi e veleni.
Anche attività legali come il turismo contribuiscono a mettere a rischio la sopravvivenza delle tartarughe marine. Secondo Frazier, a capo del programme´s advisory committee: "Anche lo sviluppo costiero, tra le conseguenze negative del turismo, è sotto esame. In particolare le strutture turistiche, il cui sviluppo è stato molto veloce nella regione dell´oceano Indiano. Le possibilità di impatti negativi sulle spiagge di nidificazione, così come sulla possibilità di trovare aree di riposo costiere per le tartarughe, sono aumentate e continuano ad aumentare, in modo drammatico». (fonte GreenReport - 21 agosto 2008)