
Finalmente anche in Italia il settore del minieolico inizia a mostrare segni di vivacità, grazie a inedite partnership commerciali e a iniziative industriali di ampio respiro.
E’ innegabile che i numeri siano molto bassi e che si tratti di un mercato ancora di nicchia. Ma le cose stanno velocemente cambiando, specialmente a seguito dell’introduzione della Tariffa onnicomprensiva che premia con 0,30 €/kWh l’elettricità prodotta da impianti eolici di taglia fino a 200 kW.
Per semplicità, in questo articolo consideriamo come “minieolico” tutte le piccole turbine di potenza non superiore a 200 kW. In realtà si dovrebbe distinguerlo dal “microelico”, che identifica le turbine di piccolissima taglia destinate prevalentemente all’autoconsumo, con potenze fino a 10-20 kW (vedi Riferimenti in fondo alla news).
La prima buona notizia riguarda l’accordo stipulato tra Blu Mini Power e Jonica Impianti, che rappresentano le due realtà di punta del minieolico italiano. L’obiettivo delle due aziende, come dichiarato nel comunicato stampa, è quello di “accompagnare alla maturità il settore del minieolico italiano, che dalla iniziale fase pionieristica aspira oggi a diventare una realtà industriale consolidata”. Il primo passo dell’accordo prevede l’impegno di Blu Mini Power a commercializzare, attraverso i propri canali distributivi, la turbina JIMP25 progettata e realizzata da Jonica Impianti. JIMP25 è una turbina eolica tripala da 25 kW di potenza, dotata di generatore sincrono, multipolare a magneti permanenti, con flusso assiale ed attacco diretto al mozzo. Il rotore ha un diametro di 10 metri e l’altezza al mozzo può andare dai 18 ai 24 metri.
Inoltre in questi giorni ha visto la luce un altro nuovo importante accordo industriale. L’azienda italiana Itigroup in partnership con la francese Nheolis, ha creato la società Itieolis, interamente dedicata allo sviluppo e alla produzione di miniturbine eoliche per il mercato italiano e straniero. Da sottolineare che sia la sede sia lo stabilimento produttivo sono localizzati in Italia, a Villaverla (VI), ed è prevista l’assunzione entro il 2012 di 50 nuovi dipendenti.
Tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 Itieolis metterà in commercio due modelli di turbine per l’autoconsumo domestico, da 1,5

kW e da 3,5 kW di potenza. L’azienda stima di raggiungere a breve una capacità produttiva di circa 6mila turbine l’anno. Le miniturbine Itieolis, che si basano sui brevetti sviluppati dalla Nheolis, sono dotate di particolari pale di forma conica, ancorate su una staffa orizzontale. Secondo l’azienda produttrice, queste innovazioni offrono diversi vantaggi in termini sia di efficienza sia di silenziosità.
Merita infine una segnalazione il progetto Wi.Co (Wind of the Coast), promosso dalla Provincia di Ravenna e finanziato con 224 mila euro attraverso il Programma europeo interregionale Power. Wi.Co prevede che 7 regioni costiere europee, tra cui l'Emilia Romagna, sviluppino metodologie comuni per verificare le potenzialità di applicazioni minieoliche diffuse lungo le coste. L’assessore provinciale all’ambiente, Andrea Mengozzi, spiega che "il progetto ha già suscitato l’interesse di altri Paesi e dell’Enel, che si è proposta come sponsor di alcune delle attività di misurazione e raccolta dati che si stanno individuando come necessarie al fine di comprendere quali tecnologie siano più interessanti per dare sviluppo all’eolico, una fonte rinnovabile largamente usata nel resto del mondo e che potrebbe trovare applicazione proprio sulla linea di costa, con piccoli impianti non impattanti in alcun modo”. Si attendono ricadute positive anche a livello locale, dal momento che lo stesso Mengozzi sottolinea come “a quadro definito, saranno coinvolte nel progetto le categorie del settore turistico e quelle artigiane, oltre ai player locali attivi nel settore delle fonti rinnovabili.”
In definitiva, sembra che il mercato italiano del minieolico, dopo anni di grande incertezza, sia pronto a giocare il proprio ruolo nelle sfide energetiche che ci attendono. Certo, siamo ancora ben lontani da Paesi come l’Inghilterra, che vede oltre una dozzina di aziende produttrici e dove le microturbine domestiche da 1 kW si possono acquistare anche nei negozi di ferramenta. In Italia inoltre restano da risolvere i numerosi ostacoli autorizzativi, a causa soprattutto della frammentazione normativa che prevede regole diverse tra regione e regione. Ma forse i piccoli grandi passi compiuti in questi giorni suggeriscono che il futuro del minieolico italiano potrebbe essere molto meno "mini" di quanto si è finora immaginato.
Articolo di Filippo Franchetto - Fonte NextVille.it - 15 ottobre 2009
commenti
Connessione a rete di eolico su piccola scala e fonti rinnovabil
Con la delibera 28/06 l’autorità per l’energia ed il gas ha esteso a tutti gli impianti basati su fonti rinnovabili e assimilate la normativa che regolava la possibilità di cedere energia prodotta da impianti fotovoltaici alla rete elettrica (delibera 224/00) . Gli impianti devono lavorare in regime di interscambio con la rete distributiva: durante la produzione l’utenza utilizzerà direttamente l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto, e nel caso in cui l’impianto dovesse produrre più energia di quella richiesta, tale energia sarà immessa in rete. Durante la notte o in caso di illuminazione insufficiente, oppure quando l’utenza richiede più energia di quella erogabile dall’impianto, allora si preleverà dalla rete elettrica l’energia elettrica necessaria. In pratica è come se la rete si comportasse come un accumulo di energia di capacità infinita. La possibilità di avvalersi di questa modalità contrattuale viene limitata agli impianti di potenza fino ai 200 kWp
retribuzione dell’energia prodotta
Secondo questo sistema annualmente sarà possibile procedere in due modi:
1) considerare annualmente il bilancio tra energia prelevata dalla rete ed immessa nella rete.
2) considerare il bilancio tra energia prelevata ed energia immessa su fascia oraria;
In entrambi i casi se si è consumata più energia di quanta se n’è immessa si pagherà solo la differenza. Se invece si è immessa più energia di quanta se n’è consumata, l’eccedenza sarà riportata a credito per gli anni successivi, senza dar luogo a retribuzione. Sarà dunque cura dei progettisti realizzare uno studio accurato dei fabbisogni, in modo da dimensionare impianti che riescano, in media, a soddisfare le necessità dell’utenza senza dare luogo ad un credito in avanzo. Per il “servizio” di misurazione dell’energia immessa saranno dovute all’ente gestore della rete 30 € all'anno. Per il riconoscimento dello Scambio sul Posto è necessario stipulare con il GSE una apposita convenzione, mediante l'apposito portale applicativo: https://applicazioni.gse.it. Una volta stipulata la convenzione si riceveranno degli acconti pari a 50 € per ogni kwp di potenza installato con cadenza bimestrale, ed a fine anno ci sarà un conguaglio relativo a tutta l'energia prodotta e ceduta alla rete.
impianti realizzabili
La normativa si applica ad impianti che sfruttino le fonti rinnovabili di energia e le fonti assimilate, sono pertanto compresi gli impianti fotovoltaici, eolici, micro-idroelettrici, cogenerativi e basati su biomasse.
Data la situazione sarda il caso fotovoltaico è particolarmente interessante se contestualmente ci si avvale dell'incentivo in Conto Energia. Mentre il micro-idroelettrico e per certi versi le biomasse risultano difficilmente applicabili, sicuramente il mini-eolico è di grandissimo interesse. Si consideri infatti una turbina ad asse orizzontale con diametro di 3 metri. Tale turbina, con un vento medio annuo di 5/5,5 m/s arriva a produrre una media di 3000 kWh/annui. Un limite è però dettato dall'altezza di installazione che è prescritta tipicamente a 10 metri più in alto dell'ostacolo più alto. Quindi se una casa è alta 10 metri, la girante va installata a 20 metri di altezza, utilizzando appositi pali tubolari e sistemi di ancoraggio.
Tariffa Omnicomprensiva: la garanzia di origine e la qualifica IAFR
Il principale meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabile in vigore in italia sono i "certificati verdi" che si applicano agli impianti di produzione di cui sia garantita l'origine RInnovabile. Tale garanzia è data dalla qualifica IAFR; a questi impianti viene associato un certificato verde (CV) ogni MWhe/anno prodotto (in caso di nuova costruzione, rifacimento o riattivazione).
I soli impianti di potenza fino a 1MWe, su richiesta del produttore possono accedere, in alternativa ai CV, a una tariffa fissa omnicomprensiva (che comprende cioè sia la componente incentivante che l'acquisto dell'energia elettrica) per ogni kWhe prodotto e immesso in rete (vedi tabella seguente). Le modalità e le condizioni economiche per il ritiro dell'energia ammessa alla tariffa fissa omnicomprensiva sono contenute nella delibera AEEG ARG/elt 1/09.
Ogni 3 anni potranno essere rivisti, con Decreto Ministeriale, il coefficiente moltiplicativo e la tariffa fissa.
Gli impianti che entreranno in funzione dal 2009 riceveranno CV o tariffa omnicomprensiva solo se non beneficeranno di incentivi pubblici (nazionali, locali o comunitari) in conto energia, conto capitale o conto interessi con capitalizzazione anticipata.
Eolica per impianti di taglia inferiore a 200 kW
Geotermica
Moto ondoso e maremotrice
Idraulica
Rifiuti biodegradabili, biomasse diverse da quelle di cui al punto successivo
Gas di discarica e gas residuati dai processi di depurazione e biogas diversi da quelli del punto precedente
Documentazione di riferimento per la qualifica IAFR e la richiesta dei CV (tratta dal sito del GSE):
Legislazione di riferimento:
Eolico, incentivi e sviluppo
Alcuni giorni fa greenreport si è occupato, infatti, del caso scoppiato in Sardegna dove una società con sede a Bosa ha chiesto l'autorizzazione per realizzare un parco off-shore da 80 pale in uno specchio di mare, di fronte alla penisola del Sinis, distante tra i due e gli otto chilometri dalla costa. Dalla ricostruzione di quanto noto, quello che è emerso dai documenti presentati dalle parti che si oppongono, e che superano di gran lunga quelli forniti da chi l'impianto lo propone, siamo di fronte, aveva scritto Lucia Venturi, «ad un esempio da manuale di come non ci si dovrebbe muovere e di come non si dovrebbe operare nel presentare i progetti».
Quanto dicevamo all'inizio, dunque, fa sorgere alcune domande: è un rischio reale quello paventato? E quali sono le garanzie per i cittadini?
Lo abbiamo chiesto a Simone Togni, segretario generale dell'Anev, l'associazione nazionale di energia dal vento alla quale sono iscritti i produttori e gli operatori di energia elettrica da fonte eolica.
«Nella realtà dei fatti - risponde Togni a greenreport - questo non avviene, infatti il livello reale degli incentivi in Italia è maggiore solo per la necessità di coprire i costi estremamente elevati delle inefficienze burocratiche e dell'alta mortalità dei progetti».
Che cosa proponete allora?
«Anev da anni chiede una semplificazione amministrativa a seguito della quale ottimizzare i livelli di sostegno esistenti».
Un altro ostacolo allo sviluppo non solo dell'eolico, ma anche delle rinnovabili in genere, sembra essere una rete (cosiddetta smart grid) adatta che l'Italia non ha. Che cosa andrebbe fatto e che cosa si sta facendo per colmare questo gap?
«Noi riteniamo che una crescita dei sistemi di gestioni delle reti, ancor più che nuove reti, sarebbero necessari per gestire al meglio i flussi fisici di energia».
Alessandro Farulli, 20 ottobre 2009 - Fonte GreenReport